Una Spiritualità Operosa

Testimonianze dell'opus cistercense a Casamari e nelle sue filiazioni

PREZZO : EUR 30,00€
CODICE: ISBN 8886445083 EAN 9788886445085
AUTORE/CURATORE/ARTISTA :
A cura di: ,
EDITORE/PRODUTTORE :
COLLANA/SERIE : -
DISPONIBILITA': In esaurimento


TITOLO/DENOMINAZIONE:
Una Spiritualità Operosa
Testimonianze dell'opus cistercense a Casamari e nelle sue filiazioni
PREZZO : EUR 30,00€

CODICE :
ISBN 8886445083
EAN 9788886445085

AUTORE/CURATORE/ARTISTA :
A cura di: ,

EDITORE/PRODUTTORE:


COLLANA/SERIE:



ANNO:
2004

DISPONIBILITA':
In esaurimento

CARATTERISTICHE TECNICHE:
174 pagine
Ill. e tavv. colori
Brossura
cm 22 x 30
gr 840

DESCRIZIONE:

Catalogo della mostra (Abbazia di Casamari, 15 aprile - 2 giugno 2004)

Nella spettacolare cornice architettonica del monastero di Casamari è stata raccolta una mostra che ha caratteri di autentica eccezionalità. All'ammirazione dei visitatori sono proposte alcune testimonianze dell'operosità spirituale e pratica dei Cistercensi di Casamari. Le testimonianze esposte mirano all'ideale ricomposizione storica, anche se non esaustiva, di un clima d'intensa spiritualità che si espresse in mirabili forme creative.
La scelta di vita operata dai monaci cistercensi proponeva un rinnovamento spirituale che aveva come punto qualificante una rivalutazione del lavoro manuale. I Cistercensi non si limitarono a fondare canonicamente i loro monasteri, ma li costruirono con le loro mani, dotandoli di tutti i manufatti necessari alle celebrazioni liturgiche e allo studio della Sacra Scrittura.
Così avvenne a Casamari ove, tra il 1203 e il 1217, i Cistercensi costruirono l'attuale splendida chiesa gotica, sotto la direzione del monaco Guglielmo. Attorno alla chiesa si sviluppò il chiostro e gli altri edifici monastici, che si sono conservati integri sino ai nostri giorni.
Nell'architettura di Casamari gli studiosi leggono uno dei primi e più compiuti esempi dello stile gotico di origine borgognone in terra italiana. I rapporti con le case madri dell'Ordine, Cîteaux e Clairvaux, cui Casamari era direttamente affiliata, favorirono l'importazione dello stile transalpino, destinato a vivere una felice stagione anche in Italia. Il nuovo stile molto s'avvantaggiò del dinamismo dei monaci di Casamari, che fondarono monasteri fuori del Lazio, in particolare in Toscana, in Basilicata, in Calabria, e altrove, lasciando ovunque tracce consistenti.
L'esercizio intenso della spiritualità richiedeva l'esercizio attivo dei culti e delle liturgie. A Casamari particolare attenzione fu posta al culto delle reliquie, caro alla spiritualità medievale. Raffinate opere d'arte orafa furono forgiate, non senza l'impiego di metalli preziosi. Fra le più notevoli è la "Croce Santa", che conserva un frammento della Vera Croce di Cristo. Si tratta di un eccezionale manufatto che costituisce una rara testimonianza della scultura della prima metà del sec. XIII. Quest'opera d'arte, che da alcuni secoli fa parte del tesoro della cattedrale di Veroli, è esposta per la prima volta nel monastero cui in origine appartenne. L'avvenimento, non facilmente ripetibile, offre l'occasione di una rilettura critica del manufatto che è ritenuto un'espressione «della più moderna scultura del primo quarto del XIII secolo» (V. Pace). Affiancano la croce due altri reliquiari del sec. XIII, anch'essi preziosi e non meno artisticamente indicativi.
L'operosità intellettuale e manuale dei monaci si esprime particolarmente nella confezione dei codici. Nei monasteri cistercensi i libri, soprattutto quelli necessari per la preghiera e le liturgie, sono un obbligo previsto dagli Statuti.
I codici dell'antica biblioteca monastica di Casamari, sono conservati oggi, tranne pochissimi, lontano dalla loro primitiva sede. La mostra ne raduna un buon numero. La loro esposizione rappresenta un'ideale ricostituzione d'insieme. Per favorirne un migliore inquadramento critico sono esposti anche altri codici, alcuni riferibili alla vicina Veroli, altri a monasteri francesi vicini alle case madri, altri ancora a monasteri affiliati a Casamari, come quelli di S. Maria del Sagittario in Basilicata, di S. Maria della Sambucina in Calabria, di S. Galgano in Toscana.


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